I miei dischi del 2012.

È Natale e come di consueto quì è tempo di classifica. Rispetto agli anni passati ho ascoltato meno cose e forse è stato meglio così, perchè alla fine alcuni dischi mi hanno fatto compagnia per tanto tempo e mi ci sento veramente legato a doppio filo.
Questi sono i miei 30 dischi del 2012.

30. Japandroids - Celebration Rock
29. Paul Banks - Banks
28. Grimes - Visions
27. Dirty Projectors - Swing Lo Magellan
26. Oratio - Discorrendo Senza Ratio
25. Hot Chip - In Our Heads
24. Indian Jewelry - Peel It
23. Trust - TRST
22. Beach House - Bloom
21. Godspeed You! Black Emperor - Allelujah! Don’t Bend! Ascend!

20. Chromatics - Kill For Love
19. Grizzly Bear - Shields
18. Flying Lotus - Until The Quiet Comes
17. Goat - World Music
16. Colapesce - Un Meraviglioso Declino
15. Fine Before You Came - Ormai
14. Sharon Van Etten - Tramp
13. Drink To Me - S
12. Holidays - Young Love
11. Melody’s Echo Chamber - Melody’s Echo Chamber

10. Slow Magic - Triangle

Sognare ad occhi aperti. Sognare il mare, il sole, le palme e i delfini. Tuffiamoci, quì è tutto calmo e caldo, nessuno ci può fare niente, nessuno ci può portare via la pace, quì possiamo essere finalmente felici.
Ti porto alle Hawaii, portami alle Hawaii, andiamo alle Hawaii.
Hawaii, Hawaii, Hawaii. Tantissimo.

9. Lower Dens - Nootropics

Nootropics è un disco dall’animo freddo in cui immergersi, dove le chitarre riverberate vanno a nozze con le tastiere e la voce di Jana Hunter è ipnotica e ammaliante. È un album cerebrale che quasi ti costringe a guardarti dentro e ad esaminarti la coscienza. Ne uscirai vivo? Don’t be afraid.

8. Django Django - Django Django

Mettiamo dentro un gigantesco frullatore delle abbondanti quantità di folk, surf, psichedelia e beat, mettiamoci un bel paio di baffi finti modello film western e lanciamoci in sconclusionate danze tropicali. I ragazzi di Edimburgo hanno indovinato il revival dell’anno tirando fuori un disco da ballare. Lo hanno detto anche loro, questo disco va ballato. Perciò ballatelo! E nel frattempo andate a tempo suonando le noci di cocco sotto una pioggia di meteoriti nel centro de Il Cairo.

7. Tame Impala - Lonerism

Ho perso la testa per i suoni di questo disco, per l’ossessività dei bassi pulsanti, per chitarre e tastiere che sembrano provenire da un’altra galassia. 50 minuti dove poter perdere i propri sensi e immaginare di essere dei coloratissimi elefanti spaziali che ballano in preda a sostanze spaziali.

6. Alt-J - An Awesome Wave

A mani bassissime sono la band rivelazione dell’anno. Giovanissimi eppure già molto maturi e capaci di fare il disco che può arrivare a chiunque. Ci sono i pezzi e ci sono i suoni, che vuoi di più? Ah, dici che ci sono altri gruppi praticamente uguali? Come i Wild Beasts e i Local Natives? Mh, forse sì, però gli Alt-J hanno qualcosa in più, quel qualcosa in più che ti fa pensare che in realtà una roba così bella e “perfetta” non la senti negli altri gruppi. Può bastare no?

5. Toy - Toy

L’altra band che quest’anno ha avuto un hype clamoroso. Però oh, è un hype più che meritato. Sì lo so che sono tanto (troppo?) simili agli Horrors, ma io sono un debole e quando sento ritmi krautissimi, tastieroni e synthoni, tappetoni di chitarre e oscurità post-punk faccio immediatamente i salti di giuoia e automaticamente mi lascio conquistare. Regala momenti di gioia vera come l’iniziale Colour Running Out
e il finalone devastante di Kopter. Avanti così!

4. Lotus Plaza - Spooky Action At A Distance

Lockett Pundt ce l’ha fatta! Se Bradford Cox è la metà pazza ed esuberante dei Deerhunter, Lockett Pundt è da sempre la metà timida e introversa capace, però, di uscire dal cilindro perle di rara bellezza (Agoraphobia e Desire Lines, giusto per dire le prime due che mi vengono in mente) e che quest’anno è uscito fuori col suo secondo disco. E che disco. Gemme shoegaze in un vestito pop tutte da gustare, un guitar pop d’alta scuola. Inizia Strangers e sono già fuori di me con i suoi arpeggi perfetti, arrivo a White Galactic One e sento un violento fuzz di quelli che piacciono a me, poi arrivo alla conclusiva Black Buzz e al suo finale commovente con quel synth che apre il pezzo come un fiore che sboccia con l’arrivo della primavera.

3. DIIV - Oshin

Per me che ho amato i Beach Fossils amare i DIIV è stata una cosa più che naturale. Oshin è il disco che ho ascoltato a ripetizione durante l’estate, con quelle chitarre straovattate e ossessive. Sono già nell’olimpo del dream pop. Bravoni!

2. Wild Nothing - Nocturne

Era il disco che attendevo di più, quasi con ansia spasmodica, ed ero felice quando l’ho ascoltato per la prima volta perchè non mi ha deluso. Jack Tatum non doveva deludermi e non l’ha fatto, ci sarei rimasto troppo male. Superata la sbornia iniziale questo è stato un disco che ha piano piano monopolizzato i miei ascolti, perchè è cresciuto tantissimo con gli ascolti. Superato il lo-fi da cameretta del primo album ci troviamo davanti a un disco con una gran bella produzione, e già da Shadow si capisce come il suono sia più uniforme, più compatto e più maturo. Bravo Jack, per me sei già un fuoriclasse.

1. Porcelain Raft - Strange Weekend

Mamma mia. Se dovessi scegliere uno e un solo aggettivo per descrivere questo disco direi emozionante. È il trionfo delle armonie, il trionfo dell’amore, del romanticismo e della malinconia. Un vero e proprio vulcano di emozioni, la colonna sonora perfetta per un giro nottuno in città o sulla luna. È questo il suono abulico e tenerissimo della nostra solitudine disperatamente autosufficiente (cit.).

  1. porcelinaofthevastoceans posted this